New Music Friday: If I Die First

If I Die First e la vera natura della scena emo rap

di Vittoria Brandoni

If I Die First

Non ci si può girare attorno: negli ultimi anni la trap si è posizionata come regina indiscussa del mondo della musica. Tra personalità controverse e carismatiche ed un’ascesa sempre più rapida fino alla conquista di Internet, molti ascoltatori si sono domandati che fine avessero fatto il rock ed i suoi derivati. Ma non ci eravamo accorti di una cosa: i volti principali del panorama trap, così come molti di noi, sono cresciuti a pane e punk rock.

Che si tratti del passato di Post Malone in una band metalcore o di Lil Uzi Vert avvistato nel pit di un concerto dei Lorna Shore, le radici della nuova generazione di artisti mainstream sono sempre state chiare.

Non c’è esempio più lampante di Lil Lotus, emo trapper Texano le cui canzoni da solista possono essere definite vere e proprie hit pop punk con degli 808s al posto della batteria. Nel 2020 Lotus decide di fare il più sensato passo successivo, unendo le forze con artisti del calibro di Travis Richter dei From First to Last e due musicisti di Ghostemane per creare una rock band fuori dal comune.

Insieme sono gli If I Die First, una delle novità più promettenti del 2020. Il loro primo EP My Poison Arms è un quarto d’ora in paradiso per tutti i nostalgici dell’epoca del post-hardcore e del mall screamo (circa 2005, anno d’oro del frangettone e dei The Used). Ma è anche e soprattutto una perfetta porta d’ingresso per i fan dell’emo rap e della trap dentro il mondo dell’hardcore, grazie all’estetica moderna della band, alla produzione innovativa dei brani ed al perfetto equilibrio tra melodie da cantare a squarciagola e totale devasto da crowdkilling. Una volta riaperti i locali, s’intende.

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