Even In Arcadia recensione sleep token

Even In Arcadia by Sleep Token – Recensione

di Sara Giorgio

A due anni di distanza dal terzo capolavoro che ha permesso agli Sleep Token di decollare in prima linea nelle classifiche di mezzo globo, si riaccendono i riflettori sulle quattro identità mascherate dal Regno Unito. Even In Arcadia è il quarto capitolo musicale della band inglese, uscito lo scorso 9 maggio per RCA Records.

Fondendo elementi mitologici e inquietudini contemporanee, tra eclissi dell’Io, divinità cadute e una costante tensione alla trascendenza, l’album si propone come un lavoro oscuro e raffinato. Even In Arcadia non si limita a suonare e basta: anticipa, scava in profondità e altera la realtà. Governato questa volta dall’elemento alchemico del fuoco, l’album è una discesa negli inferi. Tuttavia, allo stesso tempo, funge anche da rito di passaggio definitivo verso una nuova forma di esistenza nell’etere.

A luci spente e con qualche fazzoletto a portata di mano, è ideale rompere il sigillo dell’opera in solitaria e senza distrazioni, in quanto c’è davvero molto da assimilare.

È infatti in punta di piedi che l’openerLook To Windward – ci accoglie. E così ci piazza davanti ad un dipinto vibrante in cui è davvero difficile scegliere quali dettagli cogliere per primi: dagli accordi contorti in stile chiptune dell’intro all’inaspettato breakdown abissale nel mezzo, il tutto alternato da sprazzi di solennità orchestrale.

Emergence, primo singolo introduttivo dell’opera, offre di seguito una sintesi più fluida di generi disparati che suonano come aritmie cardiache. Il brano ci accompagna poi verso la sensuale Dangerous: una versione leggermente più evoluta del sound di This Place Will Become Your Tomb del 2021.

A contrasto con quanto detto, se c’è un punto in cui il disco vacilla è forse nei brani più semplici: Past Self e Provider. Non che canzoni simili non possano avere successo senza per forza esagerare in fronzoli vari – vedi capolavori come Fall For Me, Missing Limbs o Aqua Regia – ma quando vengono spogliati in questo modo di coerenza identificativa, la situazione si fa un po’ dispersiva.

Tuttavia, fortunatamente, queste piccole obiezioni vengono presto respinte dalla title track Even In Arcadia. Qui dove nell’aria si respira delicatezza, il dolore intriso nella voce di Vessel è sufficiente a far concludere il brano senza ricorrere ad alcuna esplosione strumentale. Fluttuando nel flow spirituale, è doloroso il ritornello e morbide sono le strofe al pianoforte, che annunciano il giudizio universale attraverso l’ausilio degli archi in chiusura.

È poi con Gethsemane che la poliedricità tipica degli Sleep Token si manifesta in tutti i suoi aspetti. Un’intro alla Novo Amor seguito da uno stacco al limite tra math rock e midwest emo, che si riversa in un epico breakdown metal, per poi concludersi in un’outro R&B. Il tutto magistralmente mescolato.

La chiusura dell’album è infine dettata da Infinite Baths. Otto minuti di dicotomia musicale che ci accoglie dolcemente con suoni morbidi e vaporosi. Continua poi scaraventandoci con violenza tra le fiamme degli inferi, salutandoci con tre interi minuti di cavalcata mastodontica.

Nonostante le criticità e il fatto che gli Sleep Token siano sempre più presi di mira dalle malelingue dei puristi del metal, Even In Arcadia è un lavoro certosino. Per questo potrebbe già ottenere un possibile spot nella top 5 degli album dell’anno.

TRACKLIST DI EVEN IN ARCADIA – SLEEP TOKEN

  1. Look To Windward
  2. Emergence
  3. Past Self
  4. Dangerous
  5. Caramel
  6. Even In Arcadia
  7. Provider
  8. Damocles
  9. Gethsemane
  10. Infinite Baths

Etichetta discografica: RCA

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