seahaven-album-cover

Seahaven by Seahaven – Recensione

di Sara Giorgio

Dopo sei anni dalla pubblicazione di Halo Of Hurt, i Seahaven ricominciano a far parlare di sé con l’uscita dell’ultimo album, il selftitled Seahaven uscito lo scorso 5 giugno per Pure Noise Records.
Autoprodotto e prevalentemente frutto della sola mente del cantante e chitarrista Kyle Soto, Seahaven ha tutte le carte in regola per diventare la creazione più significativa della band californiana.

L’opera ha iniziato a prendere forma nell’aprile 2025 con un approccio creativo molto incline al flusso di coscienza, che ha permesso a Soto di dare vita ai brani in modo naturale e genuino nel suo studio casalingo.
Ciò che ne è uscito è un disco indie rock che sì, si basa sul sound che i Seahaven hanno elaborato fin dagli albori della loro formazione ormai 17 anni fa, ma inducendolo verso nuovi terreni inesplorati, sia emotivi che sonori.

È con Godsend e la sua intro che si aprono i cancelli fiabeschi di un multiversale Giardino dell’Eden, anticipandoci in punta di piedi la struttura melodica che esploderà poco dopo in Hellbound. Qui il ritmo ha un andamento allegro, come allegri si presentano i riff di chitarra, ma ciò che traspare dal testo è più un sentimento di insoddisfazione e malinconia per un affetto provato e mai ricambiato.

Allo stesso modo, Infinite Blue e February Flowers – due dei singoli che hanno anticipato il disco – mescolano magistralmente le travolgenti melodie strumentali all’intensità emotiva dei testi.
In Midnight Hour è l’influenza grunge gaze a fare da protagonista, mentre Remember Me si presenta come un momento intimo e introspettivo che esplora tematiche come la memoria, la perdita e la fragilità dell’esistenza.

Highwire, delicata e trasportante, apre invece le porte del mondo onirico. Un brano di una dolcezza inaudita in quanto a suoni e melodia vocale, ma che fa da colonna sonora ad un sogno lucido in cui la caduta libera citata nel testo è imminente e irrecuperabile.

Da Million Ways, il disco prende una piega molto più familiare ai fan più fedeli della band statunitense. Ritmo e intensità aumentano sostenuti da una batteria più in primo piano rispetto alle tracce precedenti. Il tutto propedeutico all’arrivo di Tidal Wave e Long Goodbye, i fulcri emotivi e strumentali di Seahaven.

In entrambi i casi, i due brani segnano un ritorno a sonorità più dirette e incalzanti, caratterizzate da una concreta energia emo e alt-rock che offre dinamiche sonore, unendo ritmiche serrate a testi profondamente malinconici. La linea di basso pulsante e la batteria martellante creano un’andatura apparentemente spensierata ed energica, che si scontra con riff di chitarra riverberati che colpiscono duramente, manifestando un potente senso di smarrimento e disperazione.

In chiusura, Wedding Bells e Companion rappresentano il culmine introspettivo dell’album, destreggiandosi tra atmosfere nostalgiche, gradazioni lo-fi e dilatazioni sonore inclini al post-rock.

Dove la prima è una ballad profonda e avvolgente, la seconda (e conclusiva) traccia rimane ipnotica ed eterea, arricchita sul finale da una quasi spettrale voce femminile. Una voce che sembra riemergere dalle profondità acquatiche dell’oceano, sulla cui riva si sta svolgendo lo pseudo rituale rappresentato nella copertina di Seahaven, sotto i tanto luminosi quanto oscuri raggi lunari che fanno da sfondo all’intera opera.

TRACKLIST DI SEAHAVEN – SEAHAVEN

  1. Godsend
  2. Hellbound
  3. Infinite Blue
  4. February Flowers
  5. Midnight Hour
  6. Remember Me
  7. Highwire
  8. Million Ways
  9. Tidal Wave
  10. Long Goodbye
  11. Wedding Bells
  12. Companion

Etichetta discografica:
Pure Noise Records (acquista il disco)

Post a Comment